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30 Gen 2007 Fuori dal tunnel. O no?
(CC) VARESEFOCUS, l'autorevole rivista dell'Unione Industriali di Varese, interviene nel numero Gennaio 2007 sul tema della stazione a Castellanza. La conclusione è un campanello d'allarme: "Il rischio è che il pur nobile tentativo di salvare in extremis la fermata castellanzese faccia perdere opportunità alla città sull'altro fronte: quello del dialogo con ferrovie ed enti locali limitrofi, in modo da predisporre collegamenti efficienti e a basso impatto con la nuova 'grande stazione'"

Con la caduta dell'ultimo diaframma di terra i lavori per l'interramento delle ferrovie Nord nel tratto di Castellanza procedono ormai spediti. Si otterà così un notevole alleggerimento del traffico cittadino, ma anche una perdita: la stazione nella città di Castellanza. Il dibattito politico è acceso e maggioranza e opposizione sono schierati in maniera bipartisan nel chiedere una soluzione che non danneggi l'utenza cittadina.

Ora che i tunnel sono stati completati, i lavori per l'interramento delle ferrovie Nord nel tratto castellanzese sembrano in discesa. Sembrano, appunto. Perché nonostante la caduta dell'ultimo diaframma di terra lo scorso 18 novembre (a cui si riferiscono le fotografie in queste pagine) e la conferma che i tempi di realizzazione non hanno subito nuovi slittamenti, Castellanza appare tutt'altro che felice per l'avvicinarsi del momento in cui i treni non taglieranno più di netto la città per sfrecciare invece sottoterra.
Il cuore del problema sta nel prezzo da pagare per quei binari tolti di mezzo, per quei tre incroci stradali liberati da code interminabili causate dai passaggi a livello. Quel prezzo è la rinuncia alla stazione nel centro cittadino. Non è una novità: è noto da anni, fin dai tempi dell'approvazione del progetto operativo da parte della seconda amministrazione Frigoli, che la stazione sotterranea in un tunnel profondo come quello di Castellanza (passa sotto il fiume Olona) sia solo un sogno proibito, specie se, come è probabile, un giorno vi dovessero transitare anche i convogli merci. Ma al di là dei tecnicismi, la realtà è che stando al progetto approvato, autorizzato e in larga parte già realizzato, la nuova stazione sorgerà al confine con Busto, nel punto in cui i binari delle Ferrovie Nord incrociano quelli delle Fs.
Il dibattito politico sul tema è più vivo che mai. Gli incontri pubblici promossi dall'associazione "Amici della stazione” hanno creato un fronte politico trasversale che sostiene la fattibilità di una fermata in città, in aggiunta alla nuova stazione sull'interscambio, di imminente costruzione. Occorre precisare che le Ferrovie Nord, data l'importanza della tratta (l'unica che collega Milano e Malpensa), puntano a una rapida messa in esercizio del nuovo assetto, che permetterebbe il transito di un maggior numero di treni: senza dubbio qualsiasi modifica al progetto allungherebbe i tempi. La richiesta castellanzese porta la firma di maggioranza e opposizione, con la benedizione del sindaco Farisoglio e con l'accordo, si dice, dell'opinione pubblica castellanzese, che però finora non ha dimostrato grande partecipazione, disertando gli ultimi incontri sul tema.
La soluzione proposta da larga parte del consiglio comunale prevederebbe la possibilità di una ulteriore fermata a Castellanza in un punto da scegliersi o all'imbocco del tunnel (nella zona di Rescaldina) o in una zona distante qualche centinaio di metri dall'attuale stazione, ma verso Busto Arsizio. Insomma, ovunque purché la fermata resti a Castellanza e non finisca a Busto, come di fatto avverrebbe con la cosiddetta stazione di interscambio. E' una battaglia che si propone di vagliare ogni possibilità di cambiare i piani attualmente in essere, facendo pressione anche sulle Ferrovie Nord, che per ora non si esprimono, almeno pubblicamente.
Comunque si evolva, il dibattito fra "tradizionalisti” della stazione in città e "progressisti” delle interconnessioni porta in ogni caso alla ribalta il problema delle infrastrutture e dei collegamenti a supporto del nuovo sistema-ferrovia che, va ricordato, dovrebbe entrare in funzione nel 2009. Se una stazione lontana dal centro cittadino - e dall'Università Liuc, importante bacino di utenza ferroviario - avrebbe d'altro canto (quanto meno in prospettiva) la possibilità di usufruire di un numero maggiore di treni, quindi più corse e più servizi ai viaggiatori, resta tutta da giocare la partita dei collegamenti: come cioè "avvicinare” nel modo migliore i castellanzesi ad una stazione che sorgesse in una zona periferica rispetto al centro città?
In fase di approvazione del progetto si parlò del cosiddetto "tram-treno”, un servizio navetta che sfrutterebbe i binari attualmente in uso per collegare la stazione di oggi a quella di domani, o addirittura, grazie ai raccordi anch'essi in corso d'opera, per connetterla alla stazione Fs di Busto Arsizio. Altro argomento è la promessa di cessione al Comune dell'attuale sedime ferroviario, ipotesi che aprirebbe scenari urbanistici inesplorati. E poi c'è la questione della viabilità, ancora da immaginare, attorno alla nuova ipotizzata stazione, per collegarla ai centri urbani di Busto Arsizio e Castellanza. Il rischio è che il pur nobile tentativo di salvare in extremis la fermata castellanzese faccia perdere opportunità alla città sull'altro fronte: quello del dialogo con ferrovie ed enti locali limitrofi, in modo da predisporre collegamenti efficienti e a basso impatto con la nuova "grande stazione”.

Simone Ceriotti

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