Castellanza, 3 Mar 2010. Riceviamo e pubblichiamo una riflessione del Consigliere Comunale Maurizio Tarantino, a quasi quattro anni dalle precedenti elezioni comunali alle quali ha partecipato con la lista risultata vincente "Farisoglio Sindaco" (CC).
Scene da una vittoria
Chi tra noi ricorda il suo primo giorno di scuola?
L’altro ieri me lo ha chiesto il mio figliolo più piccolo ed ho incespicato in un racconto di qualcosa che ormai non ricordavo più.
Viceversa il primo giorno della vittoria della coalizione di maggioranza, vuoi per i quattro anni trascorsi, vuoi per le forti emozioni e le cocenti delusioni vissute, mi rimane ancora perfettamente impresso nella memoria.
Nell’estate del 2006 partecipavo allo scrutinio per le elezioni amministrative presso la scuola elementare Manzoni.
Prima ancora di avere completato lo spoglio e benché contro il regolamento, mi appartavo un attimo e, piangendo dalla commozione, comunicavo telefonicamente al nostro capolista, che allora ancora mi rispondeva, che si stava concretizzando la vittoria.
A differenza dell’ufficialità dei precedenti incontri, la notizia dei festeggiamenti al Palazzo Comunale, mi era invece giunta casualmente per passa parola.
Così avevo tardato un poco a presentarmi.
Là invece c’erano già tutti e non pareva proprio che volessero aspettare qualcun altro per i festeggiamenti già da tempo iniziati.
Nella stanza vi erano giornalisti, una televisione locale, gli impiegati comunali, i più fidati sostenitori e naturalmente la squadra vittoriosa al completo, con tutti gli assessori pronti a presidiare i propri posti.
Il frastuono era tale che pareva ci fosse anche la banda.
Assistevo incredulo alla smania di apparire constatando che le attenzioni ricevute fino a qualche ora prima da adesso erano invece dedicate agli altri commensali.
L’unico che dopo un poco mi venne incontro fu proprio il Sindaco, il quale, tendendomi la mano e smorzando i toni del sorriso fino ad allora sfoggiato, mi disse : “.. mi dispiace, Maurizio, perché non sei stato eletto”.
Parevano le condoglianze di commiato ad un funerale.
Pensai che forse il mio interlocutore fosse un poco alticcio ed avesse sbagliato, perché, da accordi presi, gli assessori dovevano lasciare la carica di consigliere, consentendomi di accedere di diritto in consiglio, ma nella circostanza non lo contraddissi.
Invece aveva ragione lui, perché sapeva già che gli assessori nominati, da veri galantuomini quali sono, non avrebbero da subito mantenuto le promesse fatte ai propri alleati … figuriamoci poi per gli impegni presi con gli elettori.
Prima di lasciare la scena ripassavo ancora i volti di coloro coi quali mi ero battuto mentre fraternizzavano e si concedevano alla stampa, posando e brindando coi funzionari comunali e futuri direttori generali.
Sebbene sobrio mi pareva che si stessero già scambiando qualche strizzatina d’occhi d’intesa.
Intanto il “prescelto” assessore al nostro sfortunato territorio, troppo insofferente per la lunga segregazione patita, non aveva resistito ad accedere già da quella sera al piano alto che più gli competeva e, dato che non mi pare sia una bella igienista, non mi è ancora chiaro per quale specifico merito sia andato ad occupare quella carica.
Il nostro attore provvedeva a posizionare caschetto e paletti nella propria stanza, misurando bene la scrivania come pure i muri delle pareti, per essere sicuro di poter disporre di spazi adeguati ai grandi progetti cartacei che proprio lì si sarebbero srotolati, ufficialmente e ufficiosamente.
Aprì la finestra per accertarsi che non vi fossero delle sbarre.
Testò anche la porta, verificandone la chiusura a prova di udito, in modo da non poter essere disturbato per i rumori esterni, né tanto meno dall’interno potesse trapelare alcunché.
Provò la seduta di quella poltrona alla quale sarebbe stato fedele più che in un matrimonio e dalla quale non si sarebbe più schiodato nemmeno per tutto l’oro del mondo, come se a lui, ormai, non servisse più.
Quale noto amante della pulizia, aprendoli uno ad uno, badò bene che tutti i cassetti fossero stati ben puliti, da polvere e cimici.
Da allora, ottenute le chiavi di accesso, quelle stanze divennero le sue, e c’è chi giura di averlo visto transitare a tutte le ore del giorno e delle sera.
Purtroppo le telecamere, che dovrebbero essere state posizionate in ogni punto strategico della città, non ce ne possono dare la conferma.
Anche il Sindaco, visibilmente emozionato, optò per l’accesso immediato alla visione della sua nuova dimora.
Ma fu molto più sbrigativo e non volle provare alcunché, perché aveva già deciso tanto per la nuova segretaria quanto per i relativi mobili ..
.. per concludere alla Totò “e noi paghiamo”.
Maurizio Tarantino