Castellanza, 3 Giu 2010. Dal Circolo cittadino del PD riceviamo e pubblichiamo (CC).
Ecco, uno per uno, i principali pericoli della nuova legge, naturalmente se il testo resterà quello attuale, e non sarà cambiato sulla spinta dei malumori
che arrivano dal Quirinale e dai finiani, che già minacciano di non votarlo alla Camera.
Cavilli contro le intercettazioni
È scritto che i pubblici ministeri dovranno avere in mano "gravi indizi di reato" per poter chiedere ai giudici di mettere un telefono sotto controllo. Ma
non saranno sufficienti indizi vaghi, semplici ipotesi investigative, ci vorranno prove ben più concrete. Il magistrato dovrà essere effettivamente certo
che la persona da ascoltare è in effetti colpevole. I giudici, prima di autorizzare l'ascolto, dovranno convincersi che è proprio necessario e dovranno
scrivere una motivazione cogente. Essi dovranno confermare di avere in mano delle prove, dei riscontri, della necessità dell'intercettazione. Un mezzo
di prova abbisogna di prove prima di essere usato. È una tagliola che abbasserà nettamente il numero degli ascolti. Lo stesso meccanismo vale anche
per i reati gravi, per la mafia e per il terrorismo, anche se gli "indizi di reato" in quel caso potranno essere anche soltanto "sufficienti" anziché "gravi".
Stesse regole per i tabulati
Tabulati dei cellulari come le intercettazioni? Lo stesso peso? La stessa valenza dirompente nei confronti della privacy? Per il governo il peso è lo
stesso, e quindi chiedere un tabulato o registrare una conversazione dovrà sottostare alle stesse, rigide regole. Viene commesso un omicidio in un
palazzo? Non sarà più automatico, come oggi, chiedere subito i tabulati di tutti gli inquilini che abitano in quel condominio. Il pm dovrà motivare
perché vuole l'elenco delle chiamate del signor A, del signor B, del signor C...
Estorsioni e voto di scambio off limits
Anche se i ministri dell'Interno Maroni e della Giustizia Alfano continuano a dire che niente cambia per la lotta alla mafia, che si potrà indagare come
oggi, la verità è che per i reati "satellite", quelli da cui spesso si parte per scoprire poi l'esistenza di un sodalizio mafioso, la nuova legge impone durata
breve e le regole che valgono per i reati di strada.
Niente più microspie
Le regole per le "cimici" sono ancora più severe e contraddittorie. Per microfonare un luogo dove magari si nasconde un latitante bisognerà avere"prima" la prova che lì, giusto in quel posto, si sta commettendo un reato. Se non vi è questa granitica certezza, se il pm non può esibire ai giudici
collegiali questa sicurezza, dovrà rinunciare. E non basta. Vi dovrà essere il fondato motivo che il proprietario del luogo è a conoscenza di quanto
avviene. I magistrati sono convinti che le autorizzazioni caleranno a picco.
Durata breve
È la trappola delle trappole. Quando un pm sarà comunque riuscito a superare gli ostacoli incrociati delle autorizzazioni ecco che il suo ascolto, dopo
30 giorni, dovrà essere di nuovo confermato. E lui dovrà dimostrare che quella proroga è proprio necessaria, che ha comunque già acquisito qualche
novità in grado di comprovare che la registrazione stessa è necessaria. In ogni caso, bene che vada, non potrà ottenere che altri 45 giorni, e solo in casi
eccezionalissimi gli ultimi 15, ripetendo ogni volta ls stessa procedura. Un cammino defatigante.
Tre giudici lontani
La nuova regola che non basta più il solo gip per interfacciarsi con il pm e autorizzare la sua richiesta, ma ci vuole il cosiddetto tribunale collegiale,
cioè ben tre giudici che si pronunciano, e che ha sede nel capoluogo del distretto giudiziario, cioè magari a chilometri di distanza, è un'altra zeppa
micidiale. Non solo per ragioni meramente logistiche (Latina o Frosinone o Rieti dovranno chiedere le autorizzazioni a Roma, con carte che vanno e
vengono di continuo), ma per lo scatenarsi delle incompatibilità: un giudice che si sarà pronunciato una volta, poi non potrà decidere su altri passaggi
del processo. Sarà la paralisi.
Pm cacciato via
È una condanna al silenzio. Il pm non potrà più parlare delle sue inchieste. Men che meno con i giornalisti. Se lo farà dovrà abbandonare il fascicolo. E
se per caso uno dei suoi indagati, con il solo obiettivo di toglierselo di torno, dovesse denunciarlo e lui venisse iscritto nel registro degli indagati, anche
in quel caso diventerebbe incompatibile.
Tutele per 007, parlamentari e Chiesa
Non sono come tutti gli altri cittadini gli agenti segreti, senatori e deputati, la gerarchia ecclesiale. Per tutti la (contro) fissa delle tutele ad hoc, delle
protezioni, delle vere e proprie guarentigie. Se il pm incappa in uno 007 deve avvisare entro 5 giorni palazzo Chigi; se s'imbatte in un uomo di chiesa
deve avvertire i suoi superiori. Per i parlamentari addirittura deve stare alla larga pure dai parenti, dagli amici e dai collaboratori. Il pm avrà le mani
legate. Niente Abu Omar, niente inchieste sui pedofili, niente indagini sulla corruzione.
Giornalisti imbavagliati
Cala il carcere, da due mesi a uno, calano le multe (da 20mila euro a 10mila per gli ascolti, da 10 a 5mila per gli atti), ma sulla stampa continuano a
pesare due tagliole: gli editori saranno pesantemente multati (fino a 465mila euro), le carte dovranno restare segrete fino all'inizio del processo.
Processi ciechi
Non bastano le carte segrete, i pm messi a tacere, adesso anche i processi non potranno più essere ripresi né fotografati. Basterà che uno degli indagati
si opponga, che rivendichi il suo diritto alla privacy, che videocamere e macchine fotografiche saranno sgomberate. Si tornerà ai disegnatori, come
succede in Francia e negli Usa.
Auto registrazioni a rischio carcere
L'hanno ribattezzata norma D'Addario e in effetti, se ci fosse stata, Patrizia D'Addario sarebbe già in cella dopo la denuncia di Berlusconi per via delle
sue registrazioni a palazzo Grazioli. Nessuno potrà più registrare una conversazione se non avvisando prima l'interlocutore. Altrimenti in cella fino a
quattro anni.