Castellanza, 17 Ago 2010. Riceviamo e pubblichiamo (CC).
Dopo monarchia e fascismo, l’Italia “unita” ha conosciuto una prima e, si dice, una seconda repubblica.
Le campagne elettorali per decenni ci hanno infarcito la mente con concetti di “destra” e di “sinistra” che, col tempo, si sono andati a stemperare confondendone gli originali e caratteristici ideali.
Una volta la sinistra si diceva contraria alla proprietà privata, garantita invece dalla destra, unitamente alle iniziative e ai proventi degli imprenditori.
Con la caduta dei muri e dei relativi regimi, anche la storica ideologia del comunismo appare tramontata.
Nemmeno il cristianesimo, per poco alla ribalta con la difesa del crocefisso, e pur ben radicato nelle nostre tradizioni, non appare un elemento distintivo del nostro agire quotidiano.
Oggi ogni programma elettorale deve contenere il condiviso e terreno scopo di creare benessere al paese promuovendo lo sviluppo dell’economia e la tutela dell’occupazione.
Le differenze riguardano solo il metodo, più sensibile alle esigenze della media e grande imprenditoria per l’area di maggioranza; più attento alle problematiche dei ceti medio-bassi per gli altri.
Ma se le fasce più deboli sono in netta maggioranza numerica, e le nuove povertà non stanno certo regredendo, come mai assistiamo ad un maggiore e costante consenso per la coalizione oggi al governo?
Una avveduta leadership, contrapposta ad una dirigenza meno energica e propositiva, non possono bastare a giustificare questa forte spinta in controtendenza.
La spiegazione la può fornire “l’ideologia della coperta”, concetto istintivo e primordiale, già noto e diffuso in tutto il mondo, ma assai ben praticato soprattutto in Italia.
La nostra economia, la società e l’intera nazione vengono viste come una pur grande coperta che purtroppo appare, soprattutto nei momenti di crisi, troppo stretta per poter contenere tutti.
Così, anziché compattarsi per garantire i diritti comuni, magari anche per spirito cristiano, la stragrande maggioranza degli italiani sgomita per accaparrarsi i migliori e limitati posti ancora disponibili.
La consapevolezza di “tenere famiglia”, unitamente all’istinto di provvedervi, sono la molla prevaricante in ognuno di noi.
Prima vengono le nostre necessità personali e familiari, poi tutto il resto.
Anche gli attuali concetti di “destra” e di “sinistra” assumono posizioni strumentali e secondarie.
Oggi più elettori esprimono consenso a destra perché lì vi è più aspettativa che siano soddisfatte le loro necessità personali; e fin qui non c’è nulla da eccepire.
Ma se la sicurezza di un posto, la possibilità di carriera, una raccomandazione e qualsiasi trattamento di favore ci condizionano, rendendoci vulnerabili a sorvolare, anche solo per una volta, sul nostro dovere di cittadini, ecco che questo meccanismo ci rende complici, o collusi.
In teoria, in presenza di un più radicato “clientelismo”, si assisterebbe ad una struttura piramidale ben più solida e coesa.
Non importa con chi siamo in cordata, ciò che conta è che si porti a casa il risultato.
Anche negli stadi, tifando per la squadra del cuore, speriamo nella vittoria, tendendo a minimizzare sugli eventuali falli commessi contro gli avversari.
Quando l’arbitro fischia sentiamo gridare che è un venduto e che è li per non farci vincere la partita.
E’ assai raro scorgere un tifoso tra gli spalti intento a elogiare ad alta voce un arbitro mentre impartisce una punizione alla nostra squadra.
Ma è molto più improbabile che un iscritto al partito riesca ad esprimere pubblicamente un suo pensiero in controtendenza, ad esempio, sull’operato di determinati giudici.
Se questi luoghi comuni sono veri, praticati e diffusi, allora non è più il caso di sottilizzare tra prima e seconda repubblica perché, rapportata agli attuali mezzi e tecnologie, la nostra realtà rischia qualcosa già bandito storicamente.
Solo se avremo davvero la forza di cambiare, consapevoli di tenere ben saldi i nostri principi e le nostre convinzioni, allora si potranno creare le basi per un effettivo rinnovamento sociale e politico.
Questa è utopia.
Ma allora saremo già arrivati alla nostra terza repubblica.
Castellanza, agosto 2010
Consigliere Comunale
Maurizio Tarantino