Clicca per ingrandire


 

 

In ricordo di nostro padre, Natale Ceriani

Castellanza, 25 Mag 2018. Riceviamo tramite ANPI e pubblichiamo (CC).

ALL’ A.N.P.I - Sezione di Castellanza

Nella doverosa memoria di tutti coloro che hanno contribuito, anche con la propria vita, a consolidare i valori di pace e libertà della nostra Italia e nell’intento di rendere omaggio a nostro padre Natale Ceriani detto "Natalin", classe 1926, deceduto in data odierna; noi, suoi familiari, desidereremmo rendere noto un episodio della sua vita, che lo ha reso protagonista nella lotta antifascista, così come del resto molti altri uomini e donne di quell’epoca.

Siamo negli ultimi mesi antecedenti la fine della seconda guerra mondiale. Nostro padre, allora giovane diciannovenne, si unisce ai partigiani combattenti della 2^ divisione Garibaldi “Redi” di Novara. Con un gruppo di compagni partigiani viene intercettato da una pattuglia nazifascista e catturato sulle rive dei Ticino mentre si accinge a trasportare delle armi al di là del fiume. I componenti fascisti della pattuglia decidono così, in maniera sommaria e senza alcun processo, di fucilare subito, sul posto, i partigiani catturati, lui compreso. Fortunatamente, la medesima è comandata da un capitano delle SS che ordina l’arresto e la presa in carico del partigiani catturati sostenendo la propria sovranità nei confronti dei componenti fascisti (italiani) della pattuglia. Il gesto di questo ufficiale tedesco, voluto o casuale, non si sa, evitò così l’ennesima fucilazione, salvando così la vita a nostro padre ed ai suoi compagni.

In una fase successiva, fu poi rinchiuso in primo luogo nella caserma “Garibaldi” di Varese e successivamente nella caserma dell’aeronautica di Gallarate in attesa di essere deportato. Fortunatamente erano gli ultimi mesi della guerra, i tedeschi erano già in fuga e allo sbando e così, scampato il pericolo, venne liberato nei giorni antecedenti il 25 aprile del 1945. Questo episodio, uno dei tanti accaduti e comunque andato a buon fine, ci è stato raccontato da lui stesso, soprattutto nel corso di questi ultimi anni quasi fosse un messaggio doveroso da trasmettere ai posteri. Teniamo sottolineare che nostro padre era una persona molto discreta e, pur rivendicando sempre le proprie idee antifasciste e di libertà, raccontava quanto accaduto sempre con molta riservatezza. Non ne parlava in modo eclatante ne si vantava di averlo vissuto; quasi a voler dimenticare quegli anni oscuri della sua giovinezza, nella consapevolezza che molte persone, sacrificando la propria vita non hanno avuto la medesima fortuna di poter raccontare quanto loro successo.

Lui è appartenuto ai sopravvissuti della guerra ed è stato testimone di quegli eventi tragici. Con la memoria e la testimonianza di uomini come nostro padre si è potuto scrivere pagine della nostra storia contemporanea. Ora più che mai, è nostro dovere onorare quella gioventù, affinchè quegli uomini di altri tempi vengano ricordati e onorati per i loro gesti, per la vita che molti di loro hanno sacrificato al fine di consolidare i valori di pace e libertà. Se la nostra attuale generazione, tra alti e bassi, non ha conosciuto conflitti, almeno qui in Italia ed Europa, molto lo dobbiamo a tutti coloro che hanno combattuto quella dittatura e tra questi c’era anche nostro padre “ul Natalin”.

I figli GISELLA CERIANI e GRAZIANO CERIANI

 

Altre opinioni